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Dialoghi di Pistoia | Lezioni e conferenze

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May 28, 2011 • 1h 6min

Rossella Ghigi | A fior di pelle. La cultura del cambiamento estetico, ieri e oggi | Dialoghi di Pistoia 2011

Non esiste società che non abbia celebrato un aspetto ideale per i suoi membri, popolazione che non sia intervenuta sul corpo per donargli una apparenza virtuosa. La storia della trasformazione chirurgica a fini estetici è secolare; ciò che accomuna epoche molto diverse non è tanto l’elogio dell’artificio, ma la volontà di eludere dettami di esclusione sociale. Oggi, la banalizzazione della chirurgia estetica rappresenta una rottura rispetto al passato, in quanto esperienza liberatoria e responsabilizzazione del singolo rispetto alla propria apparenza fisica. Queste novità nella cultura della modifica corporea si osservano anche tra i giovani, per i quali investire nel proprio capitale estetico può essere una “scorciatoia sociale”. Questa tesi è confermata dai dati di una recente ricerca, presentata per la prima volta, sulle pratiche e gli atteggiamenti riguardo la modifica del corpo degli adolescenti. 
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May 27, 2011 • 1h 22min

Carlo Petrini | Come non farci mangiare dal cibo | Dialoghi di Pistoia 2011

Il sistema agroindustriale globale ha finito per capovolgere la semplice frase “noi mangiamo il cibo”. Oggi è il cibo che mangia noi, dal momento che la sua produzione insostenibile divora la terra, la fertilità dei suoli, l'acqua, la biodiversità, i contadini e i consumatori stessi. Succede perché abbiamo smesso di riconoscere nel cibo il suo valore intrinseco e lo giudichiamo soltanto in base al prezzo, alla stregua di un qualsiasi prodotto di consumo. Ma il cibo è altro: ci dice chi siamo, è il legame con il territorio in cui viviamo e di cui ci dovremmo prendere cura, è la cosa che più ci ricorda quanto facciamo parte della Natura e non ne siamo un elemento esterno che può sfruttarla senza limiti.
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May 27, 2011 • 1h 2min

Sylvie Coyaud, Rossella Palomba | Più donne che uomini: se non ora quando? | Dialoghi di Pistoia 2011

Donne e uomini sono portatori di diverse identità che determinano comportamenti, aspirazioni e immagini sociali differenti. Attraverso i numeri saranno esplorate le conseguenze della diversità, a tutto vantaggio degli uomini: in nessun paese del mondo le donne hanno una presenza significativa in luoghi decisionali e di potere, mentre gli uomini latitano tra le mura domestiche. Recenti ricerche dimostrano che, se si raggiungesse la parità (lavoro, salario, merito riconosciuto), il PIL europeo aumenterebbe del 30%. Il vantaggio di superare queste disparità è perciò evidente. Le donne si impegnano per dimostrare le loro capacità e stanno guadagnando terreno, ma sulla loro testa pesa il “soffitto di cristallo”, un ostacolo invisibile dovuto a stereotipi e pregiudizi legati all’identità femminile, che impedisce di valorizzare le loro capacità. Quanto tempo dobbiamo aspettare perché la parità si realizzi? Ai ritmi di crescita attuale, un secolo non basterà.
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May 27, 2011 • 55min

Marco Aime | Il corpo “innaturale” | Dialoghi di Pistoia 2011

Non esiste società umana che non intervenga sul corpo lasciandolo così come ci viene fornito dalla natura. Tutti in qualche modo intervengono per disegnare, colorare, intagliare, modellare, coprire parti del corpo, quasi come se di questo non si fosse mai abbastanza soddisfatti. Si fa di tutto per allontanare il proprio corpo dal suo stato naturale, per renderlo sempre più “umano”, culturale e, nel farlo, ogni società esprime i suoi canoni estetici e le sue aspirazioni. Dal taglio di capelli al tatuaggio, dalle scarificazioni alla chirurgia plastica, dalle pitture corporali alla cosmesi, la fantasia e la creatività umana ci regalano molteplici possibilità di operare sul corpo. Queste pratiche sono diventate quindi campo d’indagine dell’antropologia culturale, perché rappresentano una forma di scrittura che gli uomini vogliono imprimere, a tinte più o meno forti, con segni più o meno profondi, su quel foglio bianco che è il corpo.
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May 27, 2011 • 41min

Umberto Galimberti | Il corpo in Occidente | Dialoghi di Pistoia 2011

Organismo da sanare per la medicina, forza-lavoro da impiegare per l’economia, carne da redimere per la religione, inconscio da liberare per la psicoanalisi, manichino per la moda, in Occidente il corpo ha assunto una pluralità così disparata di significati che non se ne può parlare senza equivoci se non specificandoli. Questa analisi avverrà a partire dalla grecità che, con Platone, inaugura il dualismo anima e corpo, per poi proseguire con la tradizione giudaico-cristiana che non disponeva di alcun concetto di anima, fino ad approdare a Cartesio che riduce il corpo a organismo, offrendo alla scienza la base per le sue competenze. Dalla “seduzione dell’errore cartesiano” ci salva la fenomenologia che distingue l’organismo dal nostro corpo vivente nel suo rapporto con il mondo della vita. Questo “corpo vivente” non ha bisogno dell’anima per render conto della condizione umana.
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May 30, 2010 • 47min

Olivier Roy | Identità: una questione di religione? | Dialoghi di Pistoia 2010

La religione, o più precisamente il riferimento alla religione, si usa in due modi diversi: o per contrassegnare un’identità o per indicare una fede. Oggi queste due direzioni tendono a contrapporsi: la comunità di fede non si riconosce necessariamente nella religione identitaria. Il crocifisso è un simbolo culturale, di identità, oppure l’espressione di una fede? Si può essere cattolici o musulmani atei? Gli immigrati sono musulmani perché credono o perché provengono da un paese musulmano? In questo caso, che cosa significa il riferimento religioso per un ateo? Ha senso quando la religione si iscrive in una cultura, ma oggi il divorzio fra religione e cultura si fa sempre più marcato, il che rende più visibili le comunità di fede e le spinge sempre più sulla difensiva. Dunque il “ritorno del religioso” non segna il ritorno di culture tradizionali, bensì la crisi della cultura europea contemporanea.
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May 30, 2010 • 47min

Guido Barbujani | Perché i Toscani non discendono dagli Etruschi | Dialoghi di Pistoia 2010

La nostra identità è una questione complessa, ma molti pensano che ci sia stata trasmessa dagli antenati, attraverso il loro DNA e dalle tradizioni della nostra terra. Da alcuni anni, all’Università di Ferrara e Firenze si studiano gli Etruschi: i dati emersi dall’analisi del loro DNA dimostrano che sono simili ai Toscani di adesso, ma non abbastanza per poter esserne considerati i loro diretti antenati; mentre in altre regioni come la Sardegna, c’è una chiara continuità fra gli abitanti del passato e del presente. Lo studio della genetica dunque ci racconta che la nostra specie ha avuto una complessa storia di migrazioni e scambi, il DNA di ognuno di noi è un mosaico a cui hanno contribuito moltissimi antenati differenti, ma risalendo indietro di sessanta mila anni, questi antenati li ritroviamo tutti in Africa, la terra da cui siamo emigrati.
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May 30, 2010 • 47min

Massimo Montanari | Origini, radici, identità, ragionando attorno ad un piatto di pasta | Dialoghi di Pistoia 2010

Un approccio del tutto speciale, da una angolatura particolare: alimentare – sociologica,al tema scottante delle identità culturali e dei modi in cui esse storicamente si definiscono, proposto da uno dei maggiori specialisti di storia dell’alimentazione, intesa come storia a tutto campo che coinvolge l’economia, le istituzioni, la cultura e la storia dell’uomo. Punto di partenza è un piatto di pasta, metafora dell’universo culinario in cui la nostra vita quotidiana è immersa. Attorno a quel piatto si snodano percorsi inattesi, riflessioni non scontate: un dialogo sul cibo come cultura, come frutto della nostra identità e come strumento per esprimerla e comunicarla.
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May 30, 2010 • 47min

Emanuele Trevi con Sonia Bergamasco | Raccontare l'altro: Philip K. Dick | Dialoghi di Pistoia 2010

Una delle qualità più inquietanti dell’altro non risiede nella sua differenza da noi ma, al contrario, nel fatto che ci assomiglia in maniera fin troppo inquietante. Maestro di illusioni, e sommo teologo e filosofo della fantascienza, Philip K. Dick ha dedicato racconti e romanzi a personaggi non-umani, come gli androidi di Blade Runner, o post-umani, come i mutanti. Questi ultimi sono fonte di terrore ed attrazione, ripugnanza e venerazione, a seconda dei particolari poteri di cui sono in possesso. Rappresentano l’ultima metamorfosi dell’umano, un’alterità tanto più minacciosa quanto più scaturita dall’interno della specie, dalla sua evoluzione. La fantasia del mutante di Dick è una delle più perfette e memorabili incarnazioni di questa minaccia così piena di fascino, impossibile da imbrigliare, a metà strada fra l’arma letale e la sfida filosofica. Letture di Sonia Bergamasco e commento di Emanuele Trevi.
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May 30, 2010 • 47min

Edoardo Boncinelli | La cultura come destino | Dialoghi di Pistoia 2010

La cultura intesa come conoscenza collettiva che si sviluppa e si rinnova continuamente è la vocazione e il destino dell’uomo. Probabilmente per ragioni biologiche, anche se il dettaglio di questa predestinazione ci sfugge. Tutti gli esseri viventi compiono gesti più o meno strettamente correlati alla sopravvivenza e alla riproduzione. In questo l’uomo non è diverso dagli altri, ma nelle strategie per la sopravvivenza include la consultazione e lo sfruttamento di una conoscenza collettiva che viene continuamente coltivata e accresciuta. Nell’uomo, più che in ogni altro animale superiore, si possono individuare due nascite, una biologica e una culturale. E’ la distanza fra i momenti di queste due nascite che ci colpisce particolarmente nella nostra specie. Si cercherà di darne una giustificazione se non una spiegazione.

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