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Dialoghi di Pistoia | Lezioni e conferenze

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May 26, 2012 • 56min

Fabio Dei | Donare il corpo. Sangue, altruismo e bene comune | Dialoghi di Pistoia 2012

L'esperto di bioetica Fabio Dei discute l'altruismo di donare parti del corpo come sangue e organi. Esplora la tradizione antropologica del dono, la sua anonimità e la mancanza di reciprocità. Si evidenzia la tensione morale dietro questa pratica e il ruolo delle associazioni nella promozione del bene comune.
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May 26, 2012 • 38min

Mark Anspach | La reciprocità del dare. Un circolo da coltivare | Dialoghi di Pistoia 2012

Dare, ricevere, ricambiare: dallo scambio di colpi o d’insulti a quello di complimenti o di doni, le relazioni umane sembrano contraddistinte dalla reciprocità. «Quale forza contenuta nella cosa donata fa sì che il donatario la ricambi?» chiede Marcel Mauss, e trova la risposta nello spirito del dono dei maori. Ma questo spirito è solo l’incarnazione del circolo delle interazioni umane. Una relazione di reciprocità non si riduce a uno scambio tra due individui perché la relazione stessa si impone come terzo trascendente. Questa relazione può essere buona o cattiva, il circolo virtuoso o vizioso. Mark Anspach illustra il passaggio dal circolo vizioso della vendetta a quello virtuoso del dono e mostra, alla luce della crisi attuale, come gli stessi meccanismi si nascondano dietro il funzionamento dell’economia moderna.
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May 25, 2012 • 1h 12min

Anna Bonaiuto, Stefano Bartezzaghi | Il dono è un nodo, il regalo è una regola | Dialoghi di Pistoia 2012

Doni fastosi, doni funesti, doni istruttivi, doni distruttivi... Scambi di beni, di baci, di vocali, di persone... Il dono e lo scambio sono cerimoniali umani. In quanto cerimoniali, hanno un funzionamento che è stato chiarito dall'antropologia. In quanto umani, hanno diversi malfunzionamenti, con doni che non arrivano a destinazione, scambi che diventano equivoci, regali che sono disgrazie. Di tali disfunzioni si è invece occupata la letteratura. La letteratura è peraltro anche dono di parola e il dono è anche enigma: vasta è la letteratura del dono, quasi altrettanto lo è l'enigmistica dello scambio. Guidati dalle letture di Anna Bonaiuto e accompagnati dai giochi di Stefano Bartezzaghi, una serata speciale che può essere un'occasione per interrogarci sui legami che si stabiliscono tramite i doni e sulle regole che ne sovraintendono lo scambio. Perché se il dono è un nodo, se il regalo è una regola, se il presente è un serpente, il pacco cos'è?
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May 25, 2012 • 43min

Laura Boella, Gherardo Colombo | Il perdono: un dono che non dà nulla, ma restituisce tutto | Dialoghi di Pistoia 2012

Il perdono è uno dei dilemmi più laceranti della morale contemporanea. Viene evocato per offese, torti, malvagità individuali, ma spesso anche in relazione al male commesso in nome di un’idea di civiltà, di un’ideologia totalitaria, di una fede religiosa, e anche in sede legale e processuale. L’etimologia della parola perdono rimanda alla rinuncia, ad esempio al ricorrere al diritto o allo scusare, ma si associa anche al dono, disinteressato, incondizionato: un dono che non dà nulla, ma restituisce tutto. L’essenza del perdono consiste nel restituire la capacità di agire a colui che rischierebbe di restare inchiodato all’azione compiuta, se non gli si offrisse la possibilità di diventare qualcosa di diverso da ciò che ha fatto. Nel perdono c’è l’irriducibilità di ognuno ai suoi fallimenti. Perdonare infatti non vuol dire solo ricostruire una relazione interrotta in seguito a un’offesa: si tratta di riaprire per l’altro i giochi della vita.
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May 25, 2012 • 51min

Elena Pulcini | Perché si dona: altruismo o passione? | Dialoghi di Pistoia 2012

Quali sono le motivazioni del dono? Per lo più esso viene spiegato attraverso l’altruismo e contrapposto alle motivazioni interessate e utilitaristiche dell’individualismo. Si afferma così una contrapposizione tra un atteggiamento egoistico che afferma la priorità dell’Io e un atteggiamento altruistico che afferma la priorità dell’altro. Elena Pulcini propone invece di leggere il dono come manifestazione concreta e simbolica dell’essere con l’altro. Il dono presuppone un soggetto che riconosce il proprio debito verso l’altro: un soggetto consapevole della propria vulnerabilità e dipendenza e di conseguenza animato da un desiderio di legame e di reciproca appartenenza. Chi dona, in altri termini, è capace non solo di riconoscere, ma anche di valorizzare lo stato di debito, perché è motivato da una passione per l’altro che lo spinge a un ampliamento e a un arricchimento del Sé. 
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May 25, 2012 • 40min

Marco Aime | Donare per convivere | Dialoghi di Pistoia 2012

Dal Saggio sul dono di Marcel Mauss del 1921 alle pratiche in rete come il free software, il dono è una costante che pervade le nostre esistenze, a volte senza che ce ne accorgiamo. Il dono, questo gesto semplice e così comune, rappresenta il vero motore che sta alla base di ogni comunità e società. Cosa distingue il dono dalle altre forme di scambio? La libertà: libertà di restituire, libertà di farlo quando si vuole e nelle modalità volute. Gran parte dei rapporti umani si fondano sull’atto del donare, sul ricevere e sul contraccambiare, tre fasi che innescano un meccanismo basato su una perenne alternanza di squilibrio ed equilibrio, che creano uno spazio temporale di attesa, grazie al quale e nel quale le relazioni tra individui si mantengono vive.
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May 25, 2012 • 50min

Luigi Zoja | Dono e obbligo. Una riflessione sul contributo sociale | Dialoghi di Pistoia 2012

Etnologia, psicoanalisi e neuroscienze dicono che l’uomo è un animale sociale. Non solo la morale e la legge, anche l’istinto vuole che una parte delle nostre fatiche sia destinata agli altri. Questa spinta naturale si è però persa nella società di massa: ciò che dobbiamo allo stato - le tasse – è sentito come una costrizione o addirittura un arbitrio. Poiché nella vita collettiva l’economia ha oggi il posto centrale, un tempo occupato dalla religione, le finanze pubbliche costituiscono un perno dell’equilibrio sociale. E una crisi economica prende inconsciamente il posto del Male. Pagare per la crisi in atto è sentito come punizione: devono farsene carico gli altri, i “responsabili” (sopportiamo meglio altre spese che altre colpe). Paradossalmente però, mentre esplode questa contraddizione, l’antico impulso a lavorare per la collettività rifiorisce sotto forma di interesse per il volontariato e le associazioni non profit. Una riflessione sulle varie forme del contributo sociale.
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May 29, 2011 • 1h 4min

Maurizio Ferraris | Fantasmi e altri corpi virtuali | Dialoghi di Pistoia 2011

Quando si è cominciato a parlarne, alla fine del secolo scorso, il virtuale sembrava qualcosa come un puro spirito, un mondo totalmente immateriale, proprio come immateriali apparivano, nell’immaginario dei tempi, i computer, tutt’altra cosa rispetto all’acciaio dell’età meccanica. Quello che si è manifestato però è stato uno spirito impuro, impregnato di materia, che ha molto più a che fare con il corpo di quanto non si sarebbe pensato all’inizio. Non un puro spirito ma, semmai, un fantasma, una mummia, che non può fare a meno del silicio e dell’elettricità. Insomma, lo spirito ha mostrato di aver bisogno di un corpo e soprattutto si è capito che il corpo non è solo un fardello inevitabile, una necessità dolorosa, o quantomeno noiosa e inerte, ma è una risorsa, è il supporto tecnico di cui il web non può fare a meno, come sanno bene tutti coloro che hanno fatto la fila per comprarsi il nuovo modello di iPad.
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May 29, 2011 • 42min

Gustavo Pietropolli Charmet | Il rifiuto del corpo in adolescenza | Dialoghi di Pistoia 2011

A volte, durante l’adolescenza, la maturazione sessuale del corpo avviene all’ombra di ideali narcisistici molto elevati; l’adolescente dominato da tali aspettative rischia di rimanere deluso dalla trasformazione e dall’aspetto del suo corpo nuovo. Ad aumentare l’ostilità e il rifiuto del proprio corpo concorre la scoperta che il corpo sessuato è complementare a un altro, e anche che è destinato alla trasformazione in cadavere. Queste vicissitudini inducono una parte di adolescenti a manipolazioni violente del proprio corpo per produrre un cambiamento che lo renda accettabile o lo punisca per le sue mortificanti caratteristiche. Alcune preadolescenti dimagriscono fino al limite della sopravvivenza per celebrare il trionfo della superiorità della mente, altri infliggono tagli superficiali alla nuova pelle, e addirittura in alcuni casi il corpo deve essere ucciso senza che ciò, illusoriamente, comporti la morte.
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May 29, 2011 • 1h 2min

Giuliano Tescari | Il corpo sciamanico | Dialoghi di Pistoia 2011

Chi più dello sciamano conosce le illimitate prerogative del corpo? Mortificato, annientato, smembrato e disarticolato, il corpo è il veicolo della sua metamorfosi e gli si disvela come interfaccia o nodo della grande rete del vivente. Grazie al dono della visione potrà curare la salute individuale, la vita collettiva e l’armonia del cosmo. Di questa consapevolezza troviamo chiare tracce nei saperi indigeni. Anche nella nostra cultura, come ad esempio nell’Alice di Lewis Carroll e in quella di Tim Burton oggi, persiste il desiderio a risvegliare le potenzialità dell’essere umano. Basta ricordare il Cappellaio matto che rinfaccia ad Alice la perduta moltezza, e la sua risposta: “È da quando sono caduta in quella tana di coniglio che mi dicono cosa devo fare e chi devo essere. Mi hanno accorciata allungata ingrassata… Sono stata accusata di essere Alice e di non essere Alice, ma questo è il mio sogno e ora decido io quello che succede”. Il corpo sciamanico.

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