A lungo si è pensato che le danze di altre culture, soprattutto di quelle definite “primitive”, fossero sempre uguali a se stesse, e che il balletto e la danza euro-americana rappresentassero la vetta più alta raggiunta dall’arte coreutica. L’antropologia della danza nasce negli anni Sessanta con l’obiettivo di smascherare l’etnocentrismo insito in tali concezioni e progressivamente, anche in virtù di un fruttuoso scambio con altre discipline, approda ad analisi più complesse che indagano, per esempio, le relazioni tra danza e potere, le rappresentazioni del genere, il ruolo degli artisti emarginati dalla storia ufficiale. Oltre a studiare i fenomeni coreutici, l’antropologia ha rappresentato e rappresenta tuttora una fonte di ispirazione per danzatori e coreografi. Un dialogo, un confronto culturale tra un’antropologa specializzata nello studio della danza e uno dei più significativi coreografi e danzatori europei.
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