Una sorta di lotteria naturale ha distribuito i doni della terra (fertilità, acqua potabile, ricchezze minerarie) in maniera casuale rispetto agli abitanti di determinate zone. Ci sono quelli più fortunati che li posseggono e se ne appropriano e quelli meno fortunati che ne sono privi o dotati in scarsa misura. Popoli e individui hanno da sempre combattuto per la loro sopravvivenza e per il controllo delle risorse. Ma con quale diritto l’uomo abita la terra e sfrutta i suoi doni in maniera esclusiva, come popolo, impresa industriale o individuo? L’essere stati più favoriti dal caso autorizza la disponibilità totale delle risorse? Oppure, tolto il frutto del proprio lavoro, tutto il resto costituisce una forma di appropriazione indebita e andrebbe ridistribuita? E come? Si tratta per ora di un’utopia, ma il problema è inaggirabile ed è destinato a riproporsi quanto più cresce la popolazione del pianeta e quanto più intensi diventano i fenomeni migratori dalle zone più povere a quelle più fortunate.
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